Been Smoking Too Long

We were strangers for way too long
lunedì, 02 giugno 2008

and I find it kind of funny

confusion was made
to fall on the ground
and break that old habit
and stop all those boredom

sporcare di vuota intensità
come cenere e cemento
la stessa pretenziosità
di trovare il sollievo

reminds me of my friends
when they all chose their way
there was not a guy
that decided to feel confused

ritrarre senza colori
i giorni che sprechi a pensare
se forse è poi tanto vero
che non hai niente da dire

scattered and lone
scared by the silence
that hangs in my mind
when I'm here to find
that I've said too much
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martedì, 11 dicembre 2007

fear even this

When I was seven
I wanted to live in a bathysphere

sì davvero mi diverto
lo giuro
ma per ogni cosa si teme
anche per la più bella
postato da franz1789 alle ore 15:46 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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venerdì, 01 giugno 2007

La genesi dei volti

Stranito volse lo sguardo al suo orrido capolavoro
sublime
la grettezza del proprio corpo, al confronto
pareva tinteggiar di tetro disgusto il mondo intero.

Stupito rimase quando si rese conto
che ciò di cui si era reso partecipe,
lo rendeva tanto iniquo da essere ripugnante
come se la sua stessa esistenza
fosse di esiziale necessità
per comprendere il gaudio della bellezza
della sua opera prediletta.

Fu così che l'artista divenne omicida
cancellò il bello
che aveva così dato ad altro
da non averne trattenuto per sé.

E fu così che l'uomo ebbe timore di creare
ciò che avrebbe dimostrato quanto fosse sconveniente
appellarsi alla bellezza
(appellarsi alla follia)

franz1789
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giovedì, 10 maggio 2007

Open Wide

Mi affaccio dal balcone, fumo una sigaretta spiando le strade.
Sul viale di fronte a casa mia, devastato dall'abbandono
il solito via vai di zingari e uomini in tuta da jogging
o cani, o ragazzi delle scuole.
Di fronte a me, vedo il traffico del concessionario
e dell'officina, e del doposcuola al secondo piano
lo stesso che mi tiene sveglio fino alle 23:15
ora in cui spengono le insegne luminose.
Nessuno necessita sapere ciò che accade
ovunque si trovi e qualsiasi sia la proprio occupazione.
Mentre fumo mi chiedo che accade, io.
E' tutto facile.
Le montage, basse, una volta bruciavano sempre,
io vedevo da lontano il fuoco invaderle
e averne preso la meglio.
Nulla di percettibile accade da quella parte.
Mentre le strade si affannano a spingere le macchine lontano
lontano
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martedì, 24 aprile 2007

_________________________

E' triste sopravvivere.
Una cosa sola mi tiene in vita.
Voglio che sia felice.

Quando arrivi alla sera, cazzo, allora si li senti gli effetti del forzato apprendimento.
Che merda, chi me la fa fare, tanto si sa, all'università entrano i raccomandati
Mi trovo un lavoretto, mi faccio una casetta, scappo con lei magari.

She burns like the sun
And I can't look away
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mercoledì, 21 marzo 2007

From the morning

Quei giorni che ti scivolano addosso, come una goccia di saliva sulla pelle, quei giorni che non ti appartengono, che potrebbero essere di qualsiasi altra persona, perchè non ci metti nulla di tuo, quei giorni che sembrano essere fatti di nulla, deità straniere stracciano continuamente la tua voglia di vivere, comprimendo il tuo cuore, soffiando spirito nel tuo bicchiere.
Chiedendo a me stesso una sigaretta...

Quella sensazione, che si prova spesso, che vi fa sentire voglia di rimanere intrappolati nel passato, pensando al futuro, ma avulsi dal presente, quella sensazione che vi fa sentire come stanchi di dover disprezzare ogni cosa intorno a voi... io ne ho fatto oramai un sesto senso, mi accompagna, rappresenta lo sfondo a tutte le mie immagini confuse
postato da franz1789 alle ore 23:28 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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sabato, 03 febbraio 2007

Close my eyes

Immaginate di chiudere gli occhi. Avete presente quando non si riesce a dormire? io da piccolo stringevo gli occhi, e immaginavo di avanzare in un tunnel, circondato da luci colorate, flebili. Io facevo di tutto per evitarle, giravo a destra, a sinistra, avanzavo ininterrottamente, fendevo il buio nei miei occhi, sperando che in fondo al tunnel vi fosse il sonno che non arrivava, o magari mi stancavo di volare, e mi addormentavo. Alle volte lo facevo anche quattro o cinque volte a notte, nelle notti calde e insonni.
Era strano.
Curioso.
Ma non mi addormentavo mai in questo modo.
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lunedì, 22 gennaio 2007

?

strinse gli occhi, sfocando la propria vista, per vedere peggio, o per vedere meglio. Scorse fra le dita sottili e affusolate la sua realtà. Un destino non è scritto, fino a quando non prendi tu stesso la penna per scrivere la prima lettera, qual è stata la mia? forse una H, muta, in attesa di conoscere il seguito. o forse una O, vuota dentro, pronta a far passare ogni cosa...

Prima o poi capirò perchè mi esce sempre merda quando scrivo...
un sordido e coinvolto-in-paranoie-cospirazioniste
franz1789
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sabato, 06 gennaio 2007

School

"Aspetta il tuo momento migliore per farti avanti, aspetta il tuo momento migliore per farti fuori"
Ricomincia, il palpitare di voci estranee, colme di insopprimibile gioia. Ricomincia, e vorrei già placarlo con una pallottola. Menti che vengono traviate, questo crediamo sia la scuola. Ci sbagliamo, non ci sono menti da traviare, le menti degli altri sono già vuote e inutili, vuoti a perdere. Non devo per forza andare bene a scuola, devo dare il meglio, ma solo al fine della mia propria cultura. Ciò che non mi interessa, non fa parte di me. Non c'è utilità nel salvare le persone dalla conformità, se poi finiranno per ricadere in una nuova forma di conformità, l'essere schiavi di un altro padrone.
La moda è come il potere, può cambiare, ma ci tiene sempre schiavi.


Wont you believe it I'ts just my luck

No recess

Wont you believe it I'ts just my luck

No recess

You're in high school again

No recess
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sabato, 30 dicembre 2006

Egregie Banalità

Chi si rammenta del qualunquismo forzato? Della beneficenza controvoglia? Della fatica di passare da una macchina da scrivere a un computer? Della bellezza dei vinili? Dell'inutilità delle feste comandate? Della tristezza di fondo della musica, perché la vera musica può esprimere solo tristezza, la tristezza e lo sconforto di non essere come si vuole, perché a musica in realtà è come vorremmo essere. Chi si ricorda dei visi che ci circondavano quando eravamo bambini? E dei nostri obliati trastulli (leggi giocattoli infantili)? E delle urla di un concerto, il nostro primo concerto? E chi ha dimenticato la prima volta che ci siamo messi la matità sugli occhi, che abbiamo creduto di essere alternativi?

Chi sopporta la durezza, la pragmaticità del terreno a cui siamo giunti? Chi sopporta il dover guardare ancora più in basso? Perché dobbiamo sempre aspettarci il peggio? Chi non ha voglia di abbandonare il corpo per trovare la nostra isola? Isolati siamo noi. Nudi e crudi di fronte alla realtà.

Egregie Banalità, mi riconduco a voi, infine.

Maelifell

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mercoledì, 20 dicembre 2006

Frammenti

come colui il quale si porta in tasca il frutto dei suoi peccati, pavoneggiandosi per averne commesso uno tanto inebriante quanto perverso
postato da franz1789 alle ore 00:43 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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martedì, 19 dicembre 2006

My Love

E poi c'era un giorno in cui le persone si accorgevano l'una dell'altra, e si giravano guardandosi come stupite di non essere sole come credevano. Questi esseri, labili e volubili come volute di fumo di una sigaretta francese, fragili come bolle di cristallo, amabili e sensibili come soffio di brezza che accarezza il viso senza scombinare capelli, questi esseri, vivevano a distanza l'uno dall'altro, se non per qualche strano segno del destino. Erano destinati a soffrire sempre, tra quelli di loro che erano felici, pochi se ne contavano quelli veramente felici. Spesso conoscevano altri esseri, che infettano il mondo come zizzania, come erba amara, come erba cattiva che strappa le radici dei fiori. Spesso questi esseri venivano a contatto con la cattività e la cattiveria, e allora dovevano o fuggire o soccombere. Ma spesso, sappiamo che poche sono le cose fragili che hanno la capacità di opporsi al soffio del vento, e alla corrente del mare, e così finivano per essere calpestati, derisi, illusi e uccisi, soffocati, breve vita e termine ultimo del loro respiro.

Ma c'erano giorni in cui, capitati tra loro stessi, si riconoscevano e si invocavano, cercando di rimanere legati ai loro comuni appigli, per rimanere uniti, per non essere distrutti e devastati. Spesso dovevano sforzarsi e sopportare soprusi enormi per poter aggrapparsi l'un l'altro, ma una volta successo, non potevano poi fare a meno l'uno dell'altro.

"Voce soave, e creatività. Sopportami, e rimani appigliata a me. Come scorrere le mie dita su altra superficie che non sia la tua pelle liscia, io soffrirò in eterno senza il tuo viso, senza il tuo amore, senza le tue labbra. Senza il tuo profumo, a cui mi appiglio ogni notte, a cui dono la mia anima"

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domenica, 17 dicembre 2006

Death of Poet Walter Rheiner

Poi fu la volta di quell'uomo che solitamente usava andare in bicicletta per le strade interrate e dimenticate da Dio di quel paesino. Lo ritrovarono impiccato con una sua stessa cravatta di seta, appeso alla finestra di casa sua, con un quadernetto bianco vicino al suo corpo, come fosse una storia ancora da scriversi. Ironia della sorte, dissero, proprio lui che si era sempre rifiutato di imparare a leggere e scrivere, poichè credeva che le parole avrebbero confessato al mondo i suoi crimini. Sapeva lui che quando si comincia a scrivere, fermarsi è inutile oltre che impossibile. Lo ritrovarono rannicchiato con un cappio al collo, il poveretto, e con un quadernetto ancora bianco. Nessuno si prese la briga di leggerlo. In realtà le lettere c'erano, inchiostro bianco come l'anima del morto. Non sapeva che le lettere andavano sempre scritte in bianco, e nessuno glielo spiegò. Così la gente finalmente si liberò di quel libello, quasi gettandoselo per scherno e derisione l'uno contro l'altro. Ma come ognuno di quelli lo prendeva in mano, poteva sentire qualcosa aleggiare sulla carta bianca come le piume di un albatros. E nessuno riusciva a tenere lo sguardo sulle righe immacolate per un lasso di tempo tale da potervi discernere alcunchè, senza poi farsi percorrere da un brivido di terrore. Spaventa più ciò che non è scritto di ciò che è da scriversi. Nessuno riusciva a rendersi conto delle lettere puntellate con grande sforzo da un morente, tutti quelli che potevano reggere in mano il libretto, si sentivano semplicemente come nudi in una bufera. Le parole che non erano scritte, o forse erano scritte in bianco, erano forti come la roccia, tagliavano l'orgoglio delle persone che in vita lo avevano ritenuto un pazzo, quelle lettere erano la sua totale vittoria. Ogni cosa faceva parte del suo piano. Come non poter piangere di fronte a simili confessioni dell'anima, infine l'aveva capito, e infine le aveva scritte in bianco, come fossero lettere da scorgere solo da chi non avesse avuto altra volontà che comprendere. Comprendere quanto sia difficile esistere in una simile comunità, che dopo aver fatto della diversità una bandiera, e sventolandola alta, non comprende cosa sia il diverso, non comprende davvero quale sia la diversità tra vittimismo e sofferenza, non comprende cosa voglia dire noia. Tanto sensibile e aberrante il nostro dono a Dio, la società, quanto alienante e stremante farne parte, se si è un po' diversi dal nero delle lettere.

Conrad Felixmuller - Death of Poet Walter Rheiner
postato da franz1789 alle ore 18:58 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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